L’impero di Pulvirenti, il buco da 90 milioni, la crisi e i sospetti


Catania. Ha sempre gettato acqua sul fuoco e alimentato speranze. Lo ha fatto dopo l’operazione “I treni del gol”, assicurando che non avrebbe mai mollato e che avrebbe lottato per riportare il Calcio Catania nei palcoscenici che merita; lo ha fatto nei giorni del crac Windjet, allorquando ipotizzava una congiura ai danni della sua compagnia low cost, garantendo, al tempo stesso, che si sarebbe rifatto attraverso cause milionarie; lo ha fatto pure nei mesi scorsi, spiegando come e perché la vicenda Meridi sarebbe andata risolta senza eventi particolarmente traumatici.

Fumo negli occhi! Almeno sulla base di come fin qui stanno andando le cose: ben diversamente rispetto a quanto previsto da Nino Pulvirenti, un passato da imprenditore di successo e adesso sempre più nell’occhio del ciclone quale azionista di maggioranza della “Finaria”, ovvero la holding che fino a pochi anni fa controllava un vero e proprio tesoro (alberghi di Taormina compresi) ma che ora sta vedendo venire meno la propria forza economica, a causa dei problemi, anche giudiziari, che da almeno cinque anni stanno interessando i vertici del gruppo.

Tale grande momento di difficoltà viene cristallizzato anche nel decreto di autorizzazione a perquisizione e sequestro emesso dal Gip Luca Lorenzetti, il quale sottolinea come “Meridi” – società titolare della catena di discount a marchio “Fortè”, circa 500 lavoratori a libro paga – fosse la società che garantiva introiti certi e costanti a “Finaria” ma che, in seguito al suo stato di insolvenza, alla sua allarmante esposizione debitoria nei confronti dell’Erario e degli Enti previdenziali (si parla chiaramente di un “buco” complessivo da 90 milioni di euro, fra l’altro confermato dal management della stessa “Meridi”), questo flusso di denaro verso la casa madre ha dovuto bruscamente interromperlo.

Lo ha fatto in maniera pulita o, comunque, a seguito della sfavorevole congiuntura economica? Oppure c’è anche dell’altro? Ecco, attraverso il decreto emesso dal Gip Lorenzetti su richiesta della Procura distrettuale di Catania e affidato alle fiamme gialle del Nucleo di Polizia economica e finanziaria del comando provinciale, si sta cercando di chiarire anche questo. Ciò nell’ambito di un’indagine per bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio che vede fra i principali accusati, manco a dirlo, proprio Pulvirenti.

I finanzieri sono stati chiamati ad eseguire una serie di perquisizioni al fine di acquisire ogni documento, anche telematico, che possa favorire la ricostruzione dei rapporti commerciali intercorsi fra la società insolvente e le altre imprese del Gruppo Finaria. Per questo in simultanea si sono recati nella sede della Meridi, a Belpasso; al Torre del Grifo Village (quale sede di società controllate dalla Finaria s.p.a.: Catania Calcio S.p.a. e Catania Servizi S.r.l.), a Mascalucia; nell’hotel “La Fenice”, a Belpasso (di proprietà di “Meridi” e attualmente affidato in gestione a una società commerciale della galassia “Pulvirenti”). Nonché nella sede dell’istituto di vigilanza privata “A.n.c.r. s.r.l.”, con sede a Belpasso e attuale custode del denaro contante ritirato presso i punti vendita “Fortè”, e della società “Sicurtransport S.p.a.”, sempre a Belpasso, quale precedente gestore del servizio di raccolta del denaro contante dei citati supermercati.

Perquisizioni anche nell’azienda agricola Biorossa, intestata al figlio maggiore di Pulvirenti, Santi. E, ancora, nelle sedi di uno studio commercialista di Messina (lo studio del dottor Fabio Cassi) e in uno studio legale internazionale di Roma (“Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners”), in quanto depositari di documentazione afferente operazioni finanziarie – fra le quali l’emissione di un Bond da trenta milioni di euro, nel settembre del 2017, e, in generale, attività di ristrutturazione del debito – che sarebbero state effettuate dalla Finaria S.p.A.

Il Gip ha autorizzato anche perquisizioni domiciliari nelle residenze dello stesso Pulvirenti (57 anni), del figlio Santi (32), nonché di Carmelo Sapienza (45 anni, rappresentante legale di Meridi), Francesco Cipolla (50 anni, al quale sarebbero stati riconosciuti ampi poteri di gestione nelle vicende Meridi), Davide Franco (54 anni, presidente del Cda di Finaria e del Calcio Catania), Giuseppe Davide Caruso (50 anni, consigliere del Cda di Finaria e del Calcio Catania).

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