Coronavirus, Sicilia in attesa del picco col rebus dei posti in Terapia Intensiva


Quando il ministro per il Mezzogiorno, Peppe Provenzano, dice che «se l’epidemia di coronavirus fosse scoppiata al Sud sarebbe stata un’ecatombe» lo dice perchè da siciliano e da ministro sa quale è la situazione della sanità al Meridione. La virulenza del Covid-19 ha comunque colto impreparate anche le sanità più attrezzate. Ma come ha detto oggi il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, la situazione «al Sud sta per esplodere in maniera drammatica». Per questo la Regione ha predisposto un piano sanitario per “resistere” al picco dei contagi di coronavirus in Sicilia per giungere, al 20 aprile, fino ad una capacità di poco meno di 2800 posti letto dedicati al Covid-19 in tutta l’Isola e circa 600 posti di terapia intensiva. Il primo step programmato è al 10 aprile quando si punta ad arrivare a quasi 1700 posti letto covid-19 con 459 posti di terapia intensiva nei primi giorni di aprile.

Se la curva dei ricoveri fosse quella vista negli ultimi dieci giorni la Sicilia potrebbe però trovarsi in difficoltà per quanto riguarda i posti disponibili in terapia intensiva nei primi giorni di aprile, diciamo tra il 2 e il 5 o 6 aprile, quando i contagiati che avranno bisogno della rianimazione o del “semplice” ricovero potrebbero essere più degli attuali 213 posti disponibili di terapia intensiva e degli 800 posti di degenza “ordinaria” covid-19. La Regione sta correndo per farsi trovare pronta, ma è una corsa contro il tempo.

La curva dei ricoveri, infatti, anche solo facendo il raffronto tra il 20 marzo e il 25 marzo, è preoccupante perché in soli cinque giorni il numero dei contagiati finiti in ospedale o in terapia intensiva si è raddoppiato: il 20 marzo c’erano 210 ricoverati con 42 in terapia intensiva, oggi 25 marzo ci sono 399 ricoverati con 80 pazienti in terapia intensiva. E proprio oggi si è registrato l’incremento maggiore con 13 casi ricoverati in Rianimazione.

Se solo nei prossimi cinque giorni la tendenza sarà confermata si dovrebbe raggiungere quota 800 ricoverati e circa 160 contagiati che hanno bisogno della terapia intensiva per giungere al picco che, secondo le stime più volte citate dall’assessore alla Salute Ruggero Razza, dovrebbe arrivare tra il 3 o 4 aprile, con 1600 ricoverati e 300-320 contagiati che avranno bisogno di terapia intensiva. Il fabbisogno a questo punto è inferiore alla attuale disponibilità. E se il picco arrivasse al 10 aprile, potremmo trovarci in notevole difficoltà (come in queste ore la Campania) perché le proiezioni dicono che potrebbero essere anche 650 i ricoverati in terapia intensiva con almeno 3 mila ricoverati.

Il piano della Regione è comunque “tarato” sul massimo della forbice 4.500-7.000 contagi ipotizzato dall’assessore Razza sulla base di un modello elaborato da Protezione civile e dell’Iss in base all’esperienza in Lombardia. E poi i posti in Rianimazione man man possono essere liberati, dai guariti e, purtroppo, anche dai decessi. 

Ma c’è preoccupazione. In Campania, come detto, il presidente della Regione Vincenzo De Luca ha lanciato un grido disperato: «Al Sud l’emergenza coronavirus sta per esplodere in maniera drammatica. I prossimi dieci giorni saranno da noi un inferno. Siamo alla vigilia di una espansione gravissima del contagio, al limite del sostenibile. Per noi è questione di ore, non di giorni. Non voglio alzare i toni. Ma non posso non dire che per quello che ci riguarda, ci separa poco dal collasso, se il Governo è assente». E De Luca ha snocciolato i dati: «Zero ventilatori polmonari; zero mascherine P3; zero dispositivi medici di protezione. A fronte di un impegno ad inviare in una prima fase 225 ventilatori sui 400 richiesti, e 621 caschi C-PAP, non è arrivato nulla». 

Problema che in Sicilia non dovrebbe esserci perché come ha indicato lo stesso assessore alla Salute Ruggero Razza «per maggiore chiarezza ed ulteriore precauzione al fine di garantire l’effettiva messa in atto del Piano che laddove la Protezione civile nazionale dovesse ritardare nella consegna di tutte le componenti elettromedicali, le stesse potranno essere reperite attraverso l’utilizzo delle stesse tecnologie presenti nelle sale operatorie non utilizzate, così come già sperimentato in Lombardia».

Ma la speranza è che quando il picco arriverà, la sanità siciliana possa affrontare lo tsunami coronavirus con il minor numero di vittime possibile e con la certezza che tutti i contagiati abbiano avuto il massimo delle cure disponibili.

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