Catania, il prof. Tino Russo: «Così sono uscito dall’incubo del virus»


CATANIA – Di coronavirus purtroppo si muore, ma di coronavirus per fortuna si guarisce. Ieri la notizia che due medici sono stati dimessi dal reparto di Malattie infettive dell’ospedale Garibaldi Nesima. Si tratta del professore di endocrinologia che lavora proprio nel reparto del presidio di Nesima e di un medico di famiglia anche lui ricoverato una decina di giorni fa per un focolaio polmonare. Per fortuna il loro decorso è stato positivo e alla fine delle cure finalmente hanno lasciato il reparto.

A testimonianza che dal Covid si guarisce perfettamente arrivano le parole del prof. Tino Russo, direttore del dipartimento di Agraria dell’Università.

Russo è stato uno dei primi pazienti Covid a finire in condizioni molto gravi nel reparto di terapia intensiva del Policlinico e il suo caso è stato oggetto di profondo e approfondito esame medico perché il professore Russo, per ben due tamponi, era risultato negativo, quindi era entrato in ospedale come un caso di polmonite sospetta da H1n1.

Successivamente, però, visto che le sue condizioni insospettivano, i rianimatori avevano effettuato un prelievo di liquido dalla zona bassa del polmone e allora era arrivata la scopetta: il docente aveva contratto il virus. Da allora è stata una battaglia per tirarlo fuori dalla terapia intensiva e alla fine i medici ce l’hanno fatta.

Oggi il professore Russo vuole testimoniare che dalla malattia si può guarire.

Professore, innanzitutto una domanda, se vuole, banale: come si sente?

«Sto bene e sono la conferma vivente che dal coronavirus si può guarire».

Lei è riuscito a ricostruire le circostanze nelle quali ha subìto il contagio?

«Io con altri miei colleghi ho partecipato a un convegno a Reggio Calabria e verosimilmente è lì che mi sono contagiato. Così come è avvenuto al mio collega catanese, docente dell’Università di Reggio Calabria, anche lui finito in ospedale».

E una volta in ospedale ricorda qualcosa?

«Sono finito in terapia intensiva prima al Policlinico, poi al San Marco e infine sono stato ricoverato nel reparto Malattie infettive dell’ospedale di Librino. E vorrei dire che in tutti e tre i reparti sono stato curato benissimo. Mi hanno tirato per i capelli e alla fine eccomi qui. Io sono guarito, ma a parte tutto quello che ho passato vorrei ribadire che si guarisce. E la conferma che si guarisce perfettamente sono i miei colleghi di dipartimento che sono rimasti contagiati ad Udine e sono guariti solo dopo sintomi simil influenzali».

Lei ritiene che i provvedimenti adottati per contenere la malattia siano utili?

«Assolutamente. Io condivido pienamente quanto fatto dal governo nazionale dal governatore della Sicilia, Musumeci. L’ unica maniera che abbiamo per sconfiggere il virus è quella del distanziamento sociale e quindi bisogna stare a casa. E per fortuna qui i numeri non sono quelli del nord».

Un’ultima domanda: lei deve restare ancora a casa o è perfettamente guarito?

«Tecnicamente si guarisce quando non si hanno più sintomi. A me prima di dimettermi hanno effettuato tre tamponi a distanza di alcuni giorni l’uno dall’altro e sono risultati tutti negativi».

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