Appelli sui social a Conte: «Giù le mani dallo sport»



verso il nuovo dpcm

Le associazioni sportive di base al premier: «No alla chiusura di strutture che producono salute»

Un campo da basket vuoto nel quartiere Bicocca di Milano (Ansa)

Le associazioni sportive di base al premier: «No alla chiusura di strutture che producono salute»

2′ di lettura

“Signor Presidente Giuseppe Conte, sappiamo che Lei non vuole la chiusura dei 100 mila Centri Sportivi Italiani, sia perché osservano i protocolli, sia perché i praticanti sportivi sono attenti alla salute e sono più resistenti ai virus. Siamo milioni di sportivi praticanti” e “le chiediamo di non permettere la chiusura che creerebbe danni devastanti a un settore con radici sociali”. È uno dei tanti appelli, lanciato dalle associazioni sportive di base al premier che si stanno moltiplicando sui social in vista del prossimo Dpcm con le nuove restrizioni anti-Covid. “I Centri Sportivi anzi – si sottolinea – possono accompagnarci e sostenerci psicologicamente con disciplina e nel pieno rispetto dei protocolli in questo così duro momento. Presidente, ancora una volta: no alla chiusura di strutture che producono salute”.

Gli sport di contatto

Il dpcm del 13 ottobre 2020 ha individuato (con tanto di allegato in Gazzetta Ufficiale) la lista di un centinaio di sport di contatto vietati se praticati in modo amatoriale, cioè al di fuori delle società iscritte alle federazioni. Quella stessa lista è stata alla base della decisione più restrittiva della regione Lombardia che con l’ultima ordinanza in vigore dal 17 ottobre ha sospeso fino a novembre tutti gli sport di contatto, senza distinzioni tra tesserati e non tesserati, annullando di fatto tutti gli allenamenti di calcio, calcetto, basket, arti marziali delle altre discipline.

Palestre e piscine

“Nessuna decisione è stata presa ancora in merito alla chiusura di palestre e piscine”. In vista del nuovo Dpcm sulle misure anticovid, fonti del ministero dello sport intervengono, sottolineando all’Ansa, “come il settore abbia affrontato ingenti spese per adeguare i propri spazi ai protocolli di sicurezza, e che nessuna evidenza scientifica denuncia focolai in relazione all’allenamento individuale nei luoghi controllati”.

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