Umbria, i ristoratori guidano la protesta in piazza contro il nuovo Dpcm – Corriere dell’Umbria



Baristi e ristoratori dell’Umbria pronti a scendere in piazza e a guidare la protesta contro le nuove restrizioni imposte dal governo: “Penalizzano solo certe categorie – dicono – Paghiamo errori di altri”.Già domenica si era diffusa la voce che intorno alle 20, in piazza IV Novembre a Perugia, ci sarebbe stata una prima manifestazione spontanea, ma non autorizzata, per esprimere disappunto verso il nuovo Dpcm. Anche sulla scorta dei fatti di Napoli, erano stati fatti intervenire in via precauzionale polizia e carabinieri. Non se ne è fatto nulla, invece. La protesta in piazza IV Novembre è stata spostata a questo pomeriggio, alle 19 ed è aperta a tutti i proprietari di bar, ristoranti, pub, gelaterie, pasticcerie, locali, imprese di catering, palestre, associazioni sportive. “Dopo averci fatto spendere migliaia di euro in dispositivi anticovid, dimezzati i coperti, obbligati a fare gli sceriffi nei nostri locali ora ci dicono che il ristorante non è più sicuro – dice Enrico Guidi, titolare del ristorante Il Cantinone di Perugia – Così il governo ammette il proprio, totale, fallimento nel far rispettare le regole. Farci chiudere alle 18 significa non farci lavorare e, intanto, io sarò costretto a rimettere in cassa integrazione i miei dipendenti”. Per Romano Cardinali, presidente Fipe Confcommercio, non sono bar e ristoranti luoghi di diffusione del virus. “Ci fanno pagare colpe di altri – evidenzia – Siamo consapevoli del momento di estrema emergenza e pronti, come sempre, a fare sacrifici. Ma ricordo che da maggio a settembre è stato tutto molto tranquillo mentre poi, con la ripresa delle scuole e con i mezzi di trasporto pieni, si è ripiombati nel caos”. Gianni Segoloni del Cafè Bistrot di Perugia – tra i promotori dell’associazione Horeca Umbria che raggruppa quasi 400 imprenditori del settore – ammette di essere molto preoccupato. “Purtroppo anche questa volta i locali virtuosi pagano per tutti – evidenzia – e niente possiamo davanti a un atteggiamento del governo dittatoriale che prima ci fa trascorrere un’estate all’insegna del “fuori tutti” e poi ci dà la botta forte. Io, a questo punto, non posso permettermi due turni di lavoro: chiudo alle 15.30 e lascio a casa il personale”. Si dice senza parole Raffaella Sforza che in via Birago, a Perugia, gestisce il ristorante Sud. “Credo che la cosa migliore da fare era quella di potenziare i controlli – dice – io sono in regola, non ho paura”. Nei controlli – comunque serrati – è incappato, invece, Simone Boccardini del pub Kandinsky, una sorta di istituzione a Perugia. “Ho trasgredito di mezz’ora la chiusura – scrive in un post su facebook e ribadisce al telefono – e ho preso un megamultone. Nel locale erano rimasti tre amici che si erano fermati a chiacchierare. Arroganza e intransigenza, in questo momento, non servono”. Boccardini parla di un “governo che fa decreti di notte pensando solo a come farti chiudere e multare ma non ha fatto un decreto per dirti come ci aiuteranno a mangiare”. E si sfoga: “Io ho due figli e con queste imposizioni dopo 28 anni sarò costretto a chiudere. Cosa farò? Intanto sono pronto a scendere in piazza, è giunta l’ora di ribellarci”.

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