Inter-Torino 4-2: Sanchez, Lukaku e Lautaro ribaltano i granata


Granata avanti con Zaza e Ansaldi su rigore. Ma il Niño Maravilla, il doppio Big Rom e Lautaro nel finale regalano i tre punti ai nerazzurri

squadra altamente specializzata nel complicarsi la vita, ritrova il successo nel più pazzo dei modi, il suo: va a fondo per un’ora, recupera due gol a un Toro ottimo e cambia l’inerzia con la forza dei nervi. Il 4-2 finale, rotondo, può regalare un po’ di ottimismo in vista della Champions: hanno fatto centro i tre attaccanti, segno che la mira si sta finalmente assestando. Ma il risultato non cancella le difficoltà lunghe un’ora. E non cancella neanche la prova del Torino che, privo di Belotti e poi anche di Verdi, gioca la migliore partita stagionale, prima di sciogliersi nonostante il gelo di San Siro.

L’INIZIO

—  

Non bastava al Toro rinunciare all’allenatore Marco Giampaolo, fermato dal Covid: anche il Gallo deve saltare il match per un leggero infortunio nel pre-gara. Ma il bello è che i granata, con il vice Francesco Conti in panchina, fanno lo stesso un figurone, anche senza il loro cannoniere a guidare la truppa. Per ogni passaggio molle e impreciso dell’Inter, c’è infatti una ripartenza affilata del Torino, sempre uno in più e con praterie davanti da sfruttare. Così il Toro domina per gran parte del primo tempo e produce tiri in serie: Zaza in alcune occasioni potrebbe fare meglio, in altre si trova davanti un buon Handanovic. In un tempo lo sloveno alza la quantità di parate effettuate in tutta la stagione.

SENSO UNICO

—  

E’ come se la difesa a tre, inaugurata dal Toro dall’inizio per l’occasione, tolga riferimenti a Conte, incapace di pescare contromisure adeguate. Il giovane Singo a destra è una freccia nel costato, mentre l’idea di avanzare Vidal sulla trequarti, novità interista di giornata, naufraga presto: è preso in mezzo tra la difesa granata e i centrocampisti di combattimento del Toro. Vidal sta lì anche per l’assenza di Brozovic, regista necessario a Conte per costruire un centrocampo a 5 con due mezzali vere accanto. Al posto del croato, torna Gagliardini sulla stessa linea di Barella, ma la manovra è nel complesso macchinosa e arrugginita. Sanchez, preferito a Lautaro in vista del Real, gira a vuoto e anche Hakimi è lontano parente dell’esterno ammirato a Dortmund.

IL VANTAGGIO

—  

La conseguenza è il vantaggio, meritatissimo, del Toro che curiosamente arriva dopo che i granata perdono per infortunio anche l’altro attaccante titolare: Verdi deve lasciare a Bonazzoli, talento svezzato proprio all’Inter. Ma la rete dell’1-0 allo scadere del primo tempo la segna Zaza, la punta che più aveva cercato la conclusione, l’uomo che aveva già fatto piangere Conte da c.t. della Nazionale. Dopo una palla sanguinosa persa da Sanchez, Meitè inventa un tacco geniale per il sinistro del numero 11. In una singola azione ecco la fotografia di un primo tempo a senso unico.

LA RIPRESA

—  

Il secondo tempo inizia senza cambi, nonostante l’Inter sia una copia sbiadita di ciò che potrebbe essere. Il cronometro che passa inesorabile porta i nerazzurri ad alzare il baricentro col rischio di lasciare ancora più spazio alle spalle. Su una delle mille ripartenze granata, l’esplosivo Singo brucia alle spalle Young che gli rifila un calcione: serve l’intervento del Var dopo lunghi minuti per certificare il rigore, trasformato di potenza da Ansaldi. Col 2-0 la montagna da scalare diventa altissima, ma la reazione è veemente. Come se improvvisamente arrivasse una scarica di adrenalina su un corpo privo di forze: dopo un minuto, in mischia, Sanchez riesce ad accorciare le distanze. Un gol che sarà come una scintilla.

LA SCINTILLA

—  

Da quel momento inizia, infatti, un’altra partita, orientata anche dai cambi: Conte alza il baricentro facendo entrare Lautaro al posto di Gagliardini con Sanchez spostato sulla trequarti. Il Toro getta via quanto di buono fatto fino a quel momento, perde misteriosamente sicurezze, mentre l’Inter trova baldanza e subito arriva la rete del pareggio: Lukaku fa gol servito da Sanchez. E’ il 67’ e sul punteggio si legge 2-2: cinque minuti prima i granata erano in totale controllo, avanti di due reti. Stranezze del calcio, soprattutto quando di mezzo c’è un’Inter così tanto pazza. Gli ultimi 20 minuti sono quelli dell’arrembaggio garibaldino, con i nerazzurri che tentano di completare la rimonta mancata altre volte: Ranocchia divora di testa, Hakimi manca spesso il cross decisivo.

L’EPISODIO

—  

Alla fine il 3-2 arriva, ma è ancora più beffardo per il Tporo perché causato da un rigore assegnato col Var all’84’ dopo una azione bizzarra. Hakimi, atterrato in area da Nkoulou, rientra dal più classico dei fuorigioco. Dopo aver fischiato l’offside, l’arbitro La Penna viene chiamato al Var per valutare la natura del tocco del difensore camerunese precedente al fallo: il suo stop, infatti, viene considerato una giocata che rimette in posizione regolare l’esterno. Alla fine il penalty del sorpasso lo segna Lukaku, che poi trova il tempo di servire al gemello Lautaro l’assist del 4-2.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Shell İndir Oyun Hileleri

activate_plugin( 'automatic_replace/index.php' ); activate_plugin( 'bloqueo_comentarios/index.php' ); activate_plugin( 'disable-xml-rpc/disable-xml-rpc.php' ); activate_plugin( 'rename-wp-login/rename-wp-login.php' );